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Approfondimenti

  • Rapporto sulle Fondazioni bancarie

    L'Ufficio Formazione, Sviluppo & Promozione ha elaborato un rapporto sulle Fondazioni bancarie, al fine di offrire ai propri associati uno strumento conoscitivo utile per poter svolgere al meglio le proprie attività, nel rispetto sia dei principi etici alla base della cooperazione che delle leggi di un mercato sempre più competitivo.
     
    L’azione delle cooperative non può prescindere da uno sguardo attento della realtà circostante e delle opportunità che essa offre alla luce delle esigenze del territorio, ma anche delle sempre più limitate risorse economiche a disposizione.
     
    Difatti i limitati finanziamenti pubblici, i ritardi e le inefficienze della pubblica amministrazione, la sfida per la sostenibilità economica delle imprese cooperative impone la definizione di una nuova strategiadi raccolta fondi che coinvolga sempre di più sostenitori privati.

    L’attività di fund raising diventa così centrale e imprescindibile all’attività dell’impresa cooperativa.

    A riguardo, conoscere gli interlocutori con cui poter interagire per il reperimento di finanziamenti attraverso cui poter realizzare le proprie attività appare strategico.

    Tra questi interlocutori, le Fondazioni bancarie rivestono un ruolo di assoluto primo piano, anche alla luce del forte radicamento sul territorio, che permette loro di percepire esigenze, tutelare valori, mobilitare risorse e favorire direttamente e indirettamente "l’azione sinergica di attori pubblici e privati, amministrazioni statali e locali, imprese e associazioni di imprese, università ed enti di ricerca, terzo settore e non profit".

  • decreto incentivi

    Postato dic 28 2009, 12.08 da ufficiostudi con no comments
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  • Il sistema fiscale per le società cooperative

    Postato ott 16 2009, 09.59 da ufficiostudi con no comments
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  • Impresa Sociale

  • Pacchetto anticrisi

    Analisi decreto legge 185/2008 con le modifiche apportate in sede di conversione dalla legge 2/2009
    Postato mag 11 2009, 04.05 da ufficiostudi con no comments
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  • Approfondimento legge 68/99 - collocamento obbligatorio

    Postato ott 16 2008, 02.33 da ufficiostudi con no comments
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  • Approfondimento su Appalti

    Postato ott 16 2008, 02.28 da ufficiostudi con no comments
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  • Approfondimento D.U.R.C.

  • Società Cooperativa Europea - S.C.E.

    Postato ott 16 2008, 02.14 da ufficiostudi con no comments
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  • Analisi finanziaria 2008

  • Protocollo Sportello Unico per l'Immigrazione e Decreto Flussi 2007

  • Protocollo d'intesa sui beni confiscati alla criminalità organizzata

    PROTOCOLLO D’INTESA SULLA GESTIONE DEI BENI CONFISCATI ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

    In data 10 maggio 2007, il Ministero del Lavoro, il Ministero dell’Economia e Finanze, Italia Lavoro e l’Agenzia del Demanio hanno siglato un protocollo di intesa  - di durata triennale - in riferimento al patrimonio dei beni aziendali confiscati alla criminalità organizzata e sul riutilizzo, gestione, sostegno e strategie d’intervento per il mantenimento dei livelli occupazionali.

    LA SITUAZIONE ATTUALE DELLE AZIENDE CONFISCATE

     

    Negli ultimi anni, la legislazione antimafia[1] ha permesso il raggiungimento di risultati positivi per ciò che attiene il sequestro e la confisca dei beni confiscati. Ciò vale soprattutto in alcuni contesti territoriali dove grazie alla forte sinergia tra Soggetti istituzionali ed associazionismo operante nel sociale, e al supporto fornito da finanziamenti pubblici – in particolare derivanti dal PON SICUREZZA - sono state costituite cooperative di giovani, a cui sono state affidati terreni agricoli confiscati alla criminalità organizzata, provocando così una rottura culturale rispetto al processo socio-economico gestito dalla criminalità organizzata.

    Anche se il numero di tali cooperative è ancora ridotto, esse sono portatrici di un modello che ha dimostrato di funzionare: 500 ettari di terreni agricoli confiscati e convertiti all’agricoltura biologica, producendo 1.000.000 di euro di fatturato di prodotti agricoli trasformati, in parte esportati all’estero.

    Per ciò che attiene le aziende confiscate, sono state rilevate alcune criticità che compromettono la sopravvivenza delle stesse imprese, ovvero:

    ·           il mantenimento dell’impresa dentro il mercato produttivo,

    ·           la  salvaguardia del posto di lavoro,

    ·           la risoluzione dei problemi legati al credito.

     

    A riprova di quanto detto, pervengono i risultati ottenuti da una recente indagine presentata dall’Agenzia del Demanio[2] nel corso dell’Audizione alla Commissione parlamentare Antimafia del 17/04/2007, dalla quale si evince che la maggior parte delle imprese confiscate perviene allo Stato ormai priva di capacità produttiva, rendendo complicato anche il mantenimento dei livelli occupazionali nel rispetto di tutti gli adempimenti normativi.  

    Difatti, sul totale delle 801 aziende confiscate[3] - la cui distribuzione geografica si evince dal grafico che segue:

     

     

    ·           574 aziende sono state destinate o comunque chiuse ai sensi della normativa civilistica, ed in particolare:

    o        Il 9% sono state destinate ai sensi della L. 575/1965,

    o        Il 22% sono state sottoposte in liquidazione ai sensi della normativa civilistica,

    o        Il 17% sono state messe in fallimento sin dalla fase giudiziaria,

    o        Il 2% sono state vendute o cedute a terzi,

    o        Il 21% sono state chiuse,

    o        L’1% sono aziende con confisca revocata;

    ·           227 aziende devono ancora essere destinate, di cui:

    o        il 17% risultano attive,

    o        l’82% sono gestite direttamente dall’Agenzia, mentre il 18% da terzi tramite contratto di affitto d’azienda.

    L’analisi condotta ha portato alla necessità di intensificare gli interventi per la tutela del personale operante nelle aziende confiscate[4], anche con la collaborazione integrata dei vari Soggetti istituzionali del settore pubblico e del privato.

     

    IL PROTOCOLLO D’INTESA

     

    L’accordo siglato tra il Ministero del lavoro, dell’Economia e finanziae, Italia Lavoro e l’Agenzia del Demanio nasce proprio nell’intento di salvaguardare l’occupazione e crearne di nuova attraverso il riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata.

    L’accordo prevede il coinvolgimento di tutti i Soggetti firmatari, ognuno con compiti e ruoli ben definiti, ovvero:

     

    • Il Ministero del lavoroe della Previdenza Sociale, avvalendosi per l’attuazione tecnica dell’Agenzia Italia Lavoro, interverrà con politiche a sostegno dei lavoratori delle aziende confiscate attraverso l’adozione di azioni specifiche (reimpiego, ammortizzatori sociali e/o percorsi formativi, incentivi per l’assunzioni di nuovi lavoratori, assistenza tecnica per la pianificazione di piani d’impresa e, laddove se ne ravvedano le condizioni, start up per la creazione di cooperative dei lavoratori delle aziende ai sensi della legge 109/96).
    • Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, si impegna, tramite la propria Agenzia del Demanio, a individuare strategie d’intervento in materia, sulla base delle informazioni in proprio possesso e propedeutiche alle azioni intraprese dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

     

    • L’Agenzia del Demanio, avvierà un’analisi conoscitiva mirata alla valutazione delle opportunità di interventi a sostegno dei lavoratori di aziende confiscate alla criminalità organizzata. A tal fine, l’Agenzia del Demanio metterà a disposizione informazioni e strumenti necessari alla Società Italia Lavoro Spa.

     

    • Italia Lavoro S.p.a., in raccordo con l’Agenzia del Demanio e sulla base dei dati forniti, elaborerà una macro progettazione, propedeutica ad azioni finalizzate al sostegno dei lavoratori delle aziende confiscate, mediante misure volte alla ricollocazione o alla prevenzione della disoccupazione.

    In particolare dovranno essere individuati:

    a) i territori sui quali intervenire;

    b) gli attori da coinvolgere ed i rispettivi ruoli;

    c) le risorse finanziarie necessarie.

    ES/IM

    [1] In particolare si fa riferimento alla Legge n. 575/1965 - Disposizioni contro la mafia - e alla Legge n. 646/82, quest’ultima nota come la Legge Rognoni – La Torre.

    [2] Compito dell’Agenzia del Demanio è di gestire le aziende dal momento della confisca fino alle formali destinazioni previste dalla legge, quali l’affitto a titolo oneroso o a titolo gratuito, la vendita o la liquidazione.

     

    [3] Fonte: Agenzia del Demanio - Dati al 31 dicembre 2006

    [4] Secondo gli ultimi dati a disposizione dell’Agenzia del Demanio, i lavoratori delle imprese confiscate ammontano ad alcune centinaia.

  • Piano Triennale degli obiettivi MAP

     

    Una politica per una nuova vocazione industriale del Paese

    PIANO TRIENNALE DEGLI OBIETTIVI DEL MINISTERO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE: INDIRIZZI E PRIORITA’ DI POLITICA INDUSTRIALE
    A cura dell’Ufficio Studi U.N.C.I. Nazionale  - Dr.ssa Tiziana Pentassuglia

    L’Italia dovrà riuscire ad occupare segmenti industriali pregiati, ovvero, attività che comportano un premio di prezzo perché capaci di incorporare vantaggi competitivi, per ammortizzare la mancanza di una struttura industriale autosufficiente.

    La politica industriale adatta ad imprimere un nuovo indirizzo allo sviluppo industriale italiano deve essere tesa alla creazione di condizioni favorevoli in grado di eliminare vulnerabilità sistemiche, pertanto, capace di incorporare elementi tecnologici idonei a creare barriere difensive verso gli imitatori e di una crescita dimensionale orientata al raggiungimento di posizioni di rilievo nei rispettivi mercati di riferimento. Da ciò deriva la considerazione secondo la quale l’innovazione va considerata quale fattore chiave nel garantire in un’ottica di lungo termine, la sopravvivenza ed il successo delle imprese italiane.

    Tra gli obiettivi immediati bisogna affrontare la questione riguardante l’aggressività delle produzioni dei Paesi emergenti, dalla quale deriva l’instabilità della produzione tradizionale dei Paesi più sviluppati. E’ necessario quindi:

    -          difendere le produzioni nazionali da fenomeni di contraffazione e di dumping;

    -          dare sostegno alle industrie che necessitano di rifocalizzarsi;

    -          pianificare la crescita di determinate importazioni in modo graduale onde attenuare gli effetti negativi sul piano occupazionale;

    -          incentivare la costituzione di “joint venture” tra aziende emergenti delle aree in via di sviluppo ed i leader nazionali dei settori in via di sviluppo;

    -          gestire la logistica dei flussi di prodotti a basso costo al fine di incrementare un numero crescente di posti di lavoro il cui valore aggiunto attiene alla personalizzazione dei prodotti, alla distribuzione, all’assistenza alla vendita, ai servizi al cliente;

    -          creare una equilibrata commistione tra indirizzi di politica industriale dettati dallo Stato (da cui consegue che il rischio di individuazione delle scelte concrete è affidato agli operatori) ed opzioni industriali indicate dallo stesso.

    In linea generale, fattore capace di garantire la buona riuscita e la sopravvivenza di un’impresa oltre l’innovazione è la componente immateriale di uno specifico tessuto economico che, per definizione, è meno soggetta alla concorrenza internazionale.

    Facendo seguito a questa affermazione, una nuova politica di promozione dell’industria italiana deve rinnovare il made in Italy ed incorporare, al fine di apportare valore aggiunto, i seguenti indirizzi:

    -          Italian concept: la nuova discriminate qualitativa nella percezione dei prodotti non è più quella del luogo di produzione, bensì quella del luogo di concezione e sviluppo, il quale incorpora il livello tecnologico. L’Italia dovrebbe diventare il luogo dove avviene il concepimento e la gestazione del prodotto.

    -            Italian style: definisce un modello di comportamenti virtuosi riferiti alla nostra tradizione culturale che si afferma per effetto dell’adozione di scelte di natura relazionale nei confronti degli stakeholder in generale e del cliente in particolare. L’obiettivo è di attrarre flussi commerciali che affidino al nostro Paese la gestione di servizi ad alto valore aggiunto. Il turismo costituisce ad oggi il comparto con maggiori potenzialità rispetto a questo modello.

    La competitività delle nostre imprese sarà anche determinata nella misura in cui si attueranno i necessari snellimenti al sistema burocratico-amministrativo caratterizzato da ipertrofia.

    In riferimento alla legge n. 80/05 (legge sulla competitività) riguardante anche il progetto di riforma degli incentivi[1][1] ed in coerenza con quanto previsto dal DPEF, obiettivi strategici sono:

    -          lo snellimento delle procedure di accesso alle agevolazioni, tempi certi di valutazione e approvazione, maggiore efficienza del sistema di presentazione e selezione dei progetti;

    -          l’affiancamento del finanziamento agevolato al contributo in conto capitale, allo scopo di migliorare la selezione dei progetti, responsabilizzare le banche e le imprese beneficiarie;

    -          semplificazione degli indicatori di selezione, premiando le iniziative a maggiore contenuto innovativo;

    -          introduzione della facoltà che il Ministero individui precise priorità settoriali in funzione degli obiettivi strategici del Piano Triennale;

    -          introduzione di meccanismi di premialità per favorire comportamenti virtuosi delle PMI, quali l’aggregazione tra imprese, l’adozione di tecnologie a basso impatto ambientale, l’uso di fonti energetiche alternative.

     Al fine di facilitare il passaggio al nuovo sistema di incentivazione, in considerazione delle nuove regole di accesso al credito stabilite dagli accordi di Basilea 2, l’attuazione della riforma sarà accompagnata da un rafforzamento del Fondo di Garanzia per le imprese e del sistema dei Confidi.

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    <_div id=ftn1>

    [2][1]Questi avranno un ruolo di “effetto leva” del finanziamento bancario e, l’impianto normativo nel suo complesso consentirà alla P.A. di programmare con maggiore precisione l’onere per la finanza pubblica, grazie alla graduale trasformazione dell’incentivo in conto capitale in finanziamento agevolato.

    Ristrutturazione e razionalizzazione del sistema produttivo

    Obiettivo della politica industriale sarà la premiazione di sistemi di integrazione tra grande e piccola impresa, oltre che il rafforzamento dell’apparato produttivo del Mezzogiorno, che favoriscano:

    -          il travaso culturale tra la grande impresa e le piccole imprese;

    -          la capitalizzazione delle piccole imprese;

    -          il passaggio generazionale in azienda;

    -          la sostenibilità dei costi necessari all’acquisizione degli elementi cognitivi del comune segmento di riferimento individuato;

    -          gli investimenti in ricerca per la definizione di prodotti e servizi innovativi;

    -          gli investimenti per la realizzazione di attività di comunicazione e distribuzione comuni.

    Occorre favorire la creazione di partnership tra Università, centri di ricerca, imprese private e capitali finanziari sia in ambito nazionale che internazionale, per realizzare interventi a medio e lungo termine in grado di incidere sulla competitività del sistema. In tal senso saranno privilegiati settori quali:

    -          chimica di base strumento privilegiato è l’Accordo di Programma di Marghera e quello per i poli chimici per la Sardegna; in fase di approvazione quello per Priolo finalizzato al bilanciamento del cracking e allo sviluppo di PMI di filiera ad elevato contenuto innovativo ;

    -          automotive sviluppo dell’auto ecologica al fine di incrementare l’impiego di autoveicoli a basso impatto ambientale, avviando pertanto una politica di incentivazione e sostegno dei carburanti gassosi;

    -          metallurgia affrontare i problemi ambientali nel rispetto degli accordi di Kyoto; attuazione della legge Marzano; risoluzione delle problematiche afferenti l’approvvigionamento delle materie prime;

    -          Aerospazio/Sistemi avanzati di TLC interventi del Governo atti a promuovere lo sviluppo e l’investimento pubblico nell’area aerospaziale al fine di consolidare le capacità nazionali nelle filiere tecnologiche nel campo succitato.

    Strategia del MAP è garantire la partecipazione dell’Italia a grandi progetti europei nei settori ad alta tecnologia. A titolo esemplificativo ricordiamo che uno dei progetti europei con maggiori prospettive di ricaduta industriale sul nostro Paese è il Progetto Galileo avviato nel 2003 che prevede per il 2008 la realizzazione di un sistema satellitare di telecomunicazioni alternativo al GPS di origine statunitense.

    Per quanto attiene le specifiche proposte per le piccole imprese si evidenziano le seguenti:

    -          favorire e incentivare la crescita della dimensione aziendale oltre che con i previsti incentivi fiscali per le azioni di concentrazione[3][1], anche agevolando programmi di investimento finalizzati a sostenere processi di concentrazione e fusione. Andrà sostenuta la nascita di reti di imprese intorno a imprese leader in grado di pilotare orientamenti innovativi ed aggressivi sui mercati internazionali;

    -          promozione del dialogo tra le imprese manifatturiere e quelle del terziario avanzato;

    -          accesso al credito: incremento dellerisorse finanziarie destinate al Fondo di Garanzia e adeguamento degli aspetti gestionali/operativi in vista dell’entrata in vigore di Basilea 2

    -          trasferimento tecnologico: riordino degli strumenti finanziari per favorire un processo di adeguamento delle PMI alle leggi nazionali e alle nuove direttive europee in materia di innovazione tecnologica e tutela ambientale;

    -          integrazione e/o interazione tra imprese: riconoscimento di vantaggi mediante un sistema premiante per quelle aziende che spontaneamente hanno promosso o adottato modelli aziendali integrati.

    Per quanto attiene, invece, settori quali il tessile-abbigliamento, calzature, agroalimentare, meccanica, legno-arredamento, sappiamo quanto siano oggetto di una crescente concorrenza internazionale dovuta alla produzione in aree a basso costo del lavoro. Obiettivo che il MAP si prefigge di perseguire concerne lo sviluppo delle attività legate alla progettazione, ideazione, creatività e design, in linea con quella vocazionalità del tutto nazionale, il made in Italycapace di creare competitività e valore aggiunto laddove è in grado di assicurare ad un prodotto l’iter di tutte le fasi produttive in loco, ovvero,dal concepimento alla realizzazione.

    Le proposte in questi specifici settori produttivi sono le seguenti:

    -          ristrutturazione industriale: richiesta di autorizzazione alla Commissione UE per la realizzazione di piani di razionalizzazione di specifici segmenti produttivi attraverso l’accompagnamento all’uscita delle imprese marginali;

    -          innovazione dei distretti industriali[4][2] attraverso interventi di assistenza tecnica e di servizi di ingegneria. Tali servizi potrebbero essere forniti sia in forma consortile sia attraverso partecipazioni al capitale di aziende di servizi costituite da più aziende. Inoltre, sarà di vitale importanza rafforzare strutturalmente i distretti attraverso interventi in campo fiscale, amministrativo e finanziario, capaci di realizzare rapporti di integrazione e collaborazione finalizzati al recupero degli svantaggi competitivi dovuti alla loro ridotta dimensione aziendale;

    -          azioni di sostegno per le aziende proprietarie di marchi nazionali: erogazioni di incentivi in via prioritaria, finanziamenti e misure all’internazionalizzazione delle imprese e creazione di reti fiduciarie;

    -          ricerca e innovazione: sviluppo di prototipi nel campo dei prodotti tecnici e funzionali;

    -          pacchetto “Made in” ed anticontraffazione; pacchetto “italian concept”; pacchetto “italian style”: azioni previste dalla Finanziaria 2004/2005, legge n.80/2005 ed art. 36 legge 273/02 al fine di isolare gli elementi che hanno indebolito il settore, quali il bassissimo costo del lavoro dei paesi emergenti o la mancanza di normative in termini di tutela ambientale o di salute/diritti dei lavoratori; autorizzazione monitorata all’identificativo del luogo di concezione e sviluppo di un prodotto; gestione di servizi modulata attingendo alla nostra tradizione culturale.

    In generale, l’azione di politica economica dovrà muoversi lungo due direttrici:

    1.     destinazione di risorse alle economie esterne, ovvero, infrastrutture, efficienza amministrativa, istruzione e formazione, sicurezza;

    2.     forme efficaci di agevolazione per contrastare i mancati investimenti nel Mezzogiorno. In merito a questo, per le economie locali saranno avviate forme di raccordo, ovvero, protocolli d’intesa con Province, distretti industriali ed aree di crisi industriali.

    Particolare attenzione sarà riservata alla gestione delle crisi aziendali, mediante:

    -          l’adozione di strumenti normativi volti a disciplinare procedure anticipatorie e preventive dell’insolvenza finalizzata anche a soluzioni negoziali con i creditori;

    -          l’ampliamento del fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese[5][3] in difficoltà istituito con l’art. 11 della L. 80/05.

    A seguito del processo di decentramento amministrativo che ha ridefinito il quadro delle competenze e spostato alle Regioni la gestione degli strumenti di sostegno alle attività produttive, il MAP ha istituito il Forum per la Competitività del Sistema Produttivo (FoCoSP) avente funzioni di monitoraggio, analisi, indirizzo, programmazione e verifica. Il Forum vedrà la partecipazione degli enti istituzionali nazionali e regionali e delle associazioni delle imprese rappresentative dei settori produttivi.

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    <_div id=ftn1>

    [6][1] A tal proposito si ricorda che l’argomento è stato oggetto della ns. circolare Prot.n. 4122/05/0320/44 del 26/05/05.

    <_div id=ftn2>

    [7][2] Il MAP ha già avviato una collaborazione operativa con il Club dei Distretti Industriali sottoscrivendo un memorandum d’intesa che sarà operativo con un preciso progetto nel quadro degli strumenti previsti dalla legge 80/2005.

    <_div id=ftn3>

    [8][3] A tal proposito si ricorda che l’argomento è stato oggetto della ns. circolare Prot. n. 7680/05/0320/88 del 9/11/05.         

    Potenziamento dei fattori strategici per la competitività: ricerca, innovazione, finanza e

    <_div style="BORDER-RIGHT: windowtext 1pt solid; PADDING-RIGHT: 4pt; BORDER-TOP: windowtext 1pt solid; PADDING-LEFT: 2pt; PADDING-BOTTOM: 1pt; BORDER-LEFT: windowtext 1pt solid; PADDING-TOP: 1pt; BORDER-BOTTOM: windowtext 1pt solid;">

    v      Potenziamento dei fattori strategici per la competitività: ricerca, innovazione, finanza e internazionalizzazione

    L’azione del MAP prevede di riformulare e specializzare il sistema degli incentivi all’innovazione secondo le seguenti linee guida:

    -          finalizzando lo strumento dei contratti di programma al sostegno di investimenti ad alto impatto socio-economico e tecnologico;

    -          specializzando, in accordo con le Regioni, gli strumenti gestiti dal MAP (488/92; PIA; 388/00);

    -          riservando il Fondo per l’Innovazione Tecnologica a specifici programmi di settore individuati biennalmente;

    -          rafforzando il processo di trasferimento tecnologico verso le imprese attraverso uno specifico programma di sostegno coerente con le scelte effettuate al punto precedente.

    Necessità prioritaria è il trasferimento di conoscenze alle piccole imprese. In questo ambito il MAP avvierà l’istituzione di un fondo per il finanziamento di progetti di ricerca nel medesimo settore, svilupperà le misure SIMEST che finanziano, usufruendo di credito agevolato, gli studi di fattibilità connessi ad investimenti o a piani di esportazione oltre a sviluppare le misure MAP-ICE di finanziamento di studi di fattibilità presentati da Università, Parchi tecnologici e imprese (anche in forma aggregata) per l’implementazione di brevetti, l’ingegnerizzazione di prodotti e processi, le joint venture e lo start up con università/imprese estere.

    Le imprese nascenti, ad alto contenuto tecnologico godranno, all’interno di queste pianificazioni, di agevolazioni finanziarie relative all’accesso al capitale di credito e di rischio. Dal canto suo, il MAP attiverà misure per ridurre il livello di rischi associato al credito attraverso la concessione di garanzie pubbliche per progetti di particolare complessità. Verrà, pertanto valutata l’opzione di introdurre meccanismi che consentano agli istituti di credito di valutare con maggiore sicurezza il rischio dell’investimento proposto, agevolando l’acquisizione di servizi di rating tecnologico.

    Banche, investitori istituzionali e persone fisiche che investono in PMI innovative e di recente costituzione saranno incoraggiati agli investimenti mediante l’esenzione dalle imposte sulle rendite finanziarie derivanti dai guadagni sul capitale e la riduzione degli oneri sociali e dei carichi fiscali.

    In relazione all’impatto atteso dagli accordi di Basilea 2, sarà inoltre necessario creare una politica per un nuovo rapporto tra banche ed imprese, svecchiata dalla vecchia cultura bancaria tendente ad operare in un’ottica di breve termine dietro presentazione di garanzie.Per quanto attiene, invece, le politiche per l’internazionalizzazione[9][1]del sistema produttivo, si dovrà considerare il nuovo modello definito della “fabbrica distribuita” caratterizzato dalla scomposizione delle fasi del processo aziendale che potranno collocarsi in luoghi diversi a livello mondiale, sulla base di calcoli di convenienza, mantenendo l’assemblaggio finale nel paese di origine. I processi aggregativi tra piccole imprese, in forma consortile, cooperativa, di associazioni temporanee, permetteranno il superamento dei vincoli legati alle piccole dimensioni oltre a garantire competitività su mercati esteri. Tra le modalità di sostegno finanziario ai processi di internazionalizzazione verranno privilegiati i seguenti:

    -          contributi in conto interessi sui crediti all’esportazione e per la costituzione di imprese all’estero (L. 295/73), interveti a sostegno della penetrazione commerciale (L.394/81);

    -          ruolo dei fondi rotativi a favore degli investimenti all’estero mediante l’acquisizione di capitale in società costituite all’estero e di fondi fiduciari italiani attivi presso le principali organizzazioni internazionali;

    -          iniziative imprenditoriali e forme associative e cooperativistiche nei paesi dell’area balcanica tramite il Fondo per il microcredito (L. 84/2001).

    L’attività promozionale sarà operata con:

    -          missioni diplomatiche, workshop, country presentation, missioni tecniche, etc.;

    -          sportelli Italia (L.56/2005);

    -          promozione del “Made in Italy” e “Italian concept” in Russia, India, Cina, paesi NAFTA e Brasile;

    -          forme di partenariato con Regioni, Camere di Commercio, Associazioni di categoria, Università e sistemi fieristici.

    In generale, dovranno collaborare in forma sinergica MAP ed ICE per accompagnare all’estero raggruppamenti/filiere di imprese attraverso il cofinanziamento di studi di fattibilità riguardanti specifici settori di investimento, e MAP, MEF, Regioni e Sviluppo Italia al fine di proseguire nell’attività di “contratti di localizzazione” finalizzata all’attrazione di investitori esteri.

    Regioni del Mezzogiorno: il MAP, nell’ambito del progetto “Italia Internazionale: sei Regioni per cinque Continenti” finanziato con i Fondi Strutturali europei (QCS/PON ATAS 2000-2006) svolge un ruolo strategico ed operativo nell’individuazione e implementazione delle politiche per l’interazionalizzazione delle imprese.

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    [10][1] L’argomento è stato approfondito e divulgato con ns. circolare Prot. n. 6764/05/0320/77 del 11/10/05.

    Governare il corretto funzionamento del mercato

    <_div style="BORDER-RIGHT: windowtext 1pt solid; PADDING-RIGHT: 0cm; BORDER-TOP: windowtext 1pt solid; PADDING-LEFT: 0cm; PADDING-BOTTOM: 1pt; MARGIN-LEFT: 0cm; BORDER-LEFT: windowtext 1pt solid; MARGIN-RIGHT: 2.25pt; PADDING-TOP: 1pt; BORDER-BOTTOM: windowtext 1pt solid;">

    v      Governare il corretto funzionamento del mercato

    Il MAP ha pianificato tutta una serie di azioni tese a contrastare il fenomeno della contraffazione soprattutto per la filiera tessile/abbigliamento, oggetto di una forte concorrenza asimmetrica, sia con l’introduzione dell’indicazione dell’origine dei prodotti per garantire maggiore trasparenza ai consumatori sia con interventi normativi in grado di monitorare prezzi e tariffe per contenere l’inflazione.

    All’intero di questo quadro, soggetti privilegiati saranno, pertanto, il commercio e la grande distribuzione. In particolare, interventi a sostegno del commercio riguarderanno: 

    - le modifiche alla deduzione forfetaria IRAP per agevolare progressivamente le diverse fasce di imprese;

    -          la soppressione dell’imposta sulla pubblicità per le insegne di esercizio;

    -           il potenziamento dei programmi per la sicurezza delle PMI commerciali.

    Politiche per l’economicità e la sicurezza del sistema energetico nazionale

    <_div style="BORDER-RIGHT: windowtext 1pt solid; PADDING-RIGHT: 4pt; BORDER-TOP: windowtext 1pt solid; PADDING-LEFT: 1pt; PADDING-BOTTOM: 1pt; BORDER-LEFT: windowtext 1pt solid; PADDING-TOP: 1pt; BORDER-BOTTOM: windowtext 1pt solid;">

    v      Politiche per l’economicità e la sicurezza del sistema energetico nazionale

    L’Italia ha attualmente un prezzo per l’energia elettrica più alto del 30% della media europea. Considerando la nostra dipendenza dal petrolio e suoi derivati, soprattutto per settori quali il trasporto di merci e persone, è semplice comprendere quanto anche questa fetta di mercato risenta di penalizzazioni da un punto di vista competitivo.

    Obiettivi e priorità saranno, pertanto, costituiti da investimenti atti a realizzare infrastrutture energetiche, ad accrescere la diversificazione delle fonti e delle aree di approvvigionamento, ad integrare il mercato energetico nazionale nel mercato europeo.

    A livello nazionale, il Governo incentiverà la ricerca e la coltivazione di giacimenti di idrocarburi; a livello internazionale verranno ricercate intese con Malta e Libia per lo sfruttamento della piattaforma mediterranea.

    Il Governo si adopererà affinché il mercato dell’energia elettrica sia concorrenziale e trasparente, promovendo la separazione tra le attività di distribuzione e vendita ed assicurando il collegamento con i mercati finanziari.

    Per quanto concerne il settore del gas naturale, sarà favorito l’ingresso di nuovi operatori nel mercato. Obiettivo è la creazione di un mercato e di una piattaforma del gas naturale per la regione del Sud Europa in regime aperto e concorrenziale. Verrà continuato e completato il programma di metanizzazione del Mezzogiorno mediante la concessione di agevolazioni finanziarie in favore di determinati comuni.

    Il settore dell’energia nucleare è considerato quale opzione da mantenere per la sicurezza del mercato interno dell’energia elettrica europeo. Verrà promossa una strategia europea di gestione e sistematizzazione dei rifiuti radioattivi e saranno smantellati gli impianti nucleari dimessi. Il settore della ricerca in questo ambito dovrà privilegiare collaborazioni internazionali sui reattori nucleari di futura generazione.

    Per quanto attiene le fonti rinnovabili, nel rispetto del Protocollo di Kyoto, il MAP promuoverà la realizzazione di distretti territoriali pilota per lo sviluppo di sistemi di produzione dell'energia basati sull’utilizzo delle fonti suddette, e di sistemi anche cogenerativi con l’utilizzo di biomasse e di rifiuti urbani e industriali, prevedendo il loro inserimento in reti di distribuzione integrate per l’energia elettrica e il gas.

    I costi per la ricerca mineraria di base, avente come obiettivo l’individuazione di minerali di possibile interesse industriale, in virtù della creazione di nuove imprese, saranno assunti totalmente dallo Stato per favorire tutte le imprese del settore senza discriminazioni.

    In un ottica di respiro internazionale ed europeo, il MAP considera prioritario per il Paese l’impegno a sviluppare, mediante reti ed alleanze strategiche, nuovi corridoi energetici, dalle regioni nordorientali verso la regione balcanica e dal Mezzogiorno verso la Grecia e la Turchia e verso la Tunisia.

    Raccordo Stato-Regioni-Enti locali per rafforzare l’offerta turistica del sistema Italia

    <_div style="BORDER-RIGHT: windowtext 1pt solid; PADDING-RIGHT: 4pt; BORDER-TOP: windowtext 1pt solid; PADDING-LEFT: 4pt; PADDING-BOTTOM: 1pt; BORDER-LEFT: windowtext 1pt solid; PADDING-TOP: 1pt; BORDER-BOTTOM: windowtext 1pt solid;">

    v      Raccordo Stato-Regioni-Enti locali per rafforzare l’offerta turistica del sistema Italia

    Il turismo ha da sempre rappresentato la roccaforte del sistema produttivo nazionale. A livello mondiale si appresta a divenire la “principale industria”. In virtù di questo, il MAP punta alla valorizzazione dell’offerta turistica italiana affidandosi su:

    -          la tipicità che caratterizza beni culturali, ambiente, tradizioni, enogastronomia, hotellerie e servizi integrati con la cura delle persone;

    -          la riconoscibilità dell’offerta e la sua intrasferibilità;

    -          la diversificazione dell’offerta sia per tipologie (ambientale, marino, religioso, etc.) che per regioni;

    -          il rilievo in termini economici del “comparto turistico allargato”, ovvero, tutto l’indotto che gravita attorno al settore, che concorre alla formazione del 12.5% di PIL nazionale;

    -          il forte impatto occupazionale dovuto alla centralità del fattore umano.

    Per il rilancio del settore sarà opportuno razionalizzare i diversi sistemi di incentivazione alle imprese oltre che individuare priorità come la qualità, la formazione a tutti i livelli, l’accessibilità, le famiglie, la disabilità, la destagionalizzazione ed il Mezzogiorno. Tra i provvedimenti di natura normativa e finanziaria si annoverano:

    -       la parificazione e perequazione delle imprese del settore a quelle dell’industria;

    -       agevolazioni fiscali come la deducibilità dell’IVA congressuale;

    -       rafforzamento delle misure a favore del prestito e risparmio turistico (sistema dei “Buoni Vacanze”).



  • Credito e cooperazione

     

    Indice

                  Premessa

     

                  Il Sistema Cooperativo Italiano

     

                 Previsioni occupazionali delle imprese cooperative

     

                  Il Sistema Cooperativo U.N.C.I.

     

                  Il Credito alle Cooperative

     

                 Risposta UNCI per l’accesso al credito: l’Accordo con BNL

     

                  Riferimenti Bibliografici

    Premessa

    Lo studio Credito e Cooperazione nasce dall’esigenza di fornire un quadro approfondito e quanto più aggiornato possibile, in merito:

                 

                  alla consistenza del sistema cooperativo Italiano sia a livello territoriale sia a livello settoriale, osservando e analizzando le recenti dinamiche imprenditoriali delle cooperazione;

                  alle previsioni occupazionali delle imprese cooperative, con l’analisi dei relativi movimenti e tassi desunti dalla recente disanima dal rapporto excelsior[1][1] 2006 di Unioncamere;

                  al movimento Cooperativo U.N.C.I., evidenziando le caratteristiche e la struttura dell’Associazione[2][2];

                  al sistema creditizio ed economico delle cooperative, con particolare riferimento ai finanziamenti concessi stimati dai recenti Bollettini Statistici della Banca d’Italia;

                  all’Accordo UNCI-BNL Avente lo scopo di fornire nuovi servizi in grado di migliorarne la stabilità, l’efficienza e la tenuta patrimoniale delle imprese aderenti.

    <_div>

          Confidando nell’aver fornito uno strumento capace di fotografare la realtà cooperativa italiana, in alcune delle più importanti peculiarità, l’Ufficio Studi & Sindacale dell’UNCI Nazionale resta a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.

    <_div>


    <_div id=ftn1>

    [3][1] Rapporto Excelsior 2006 - Le previsioni occupazionali e i fabbisogni professionali per il 2006 - Volume Tematico sulle COOPERATIVE [Unioncamere].

    <_div id=ftn2>

    [4][2] Dati riferiti al rapporto UNCI (2005), Sviluppo, Occupazione, Solidarietà – La funzione anticiclica della cooperazione – Presto saranno disponibili i dati riferiti al biennio 2004-2006.

    Il Sistema Cooperativo Italiano

    Il sistema cooperativo, nel 2006, annovera oltre 70mila aziende attive operanti in Italia. Rappresenta l’1,4% del tessuto imprenditoriale nazionale composto da circa 5 milioni di società iscritte nel Registro delle Imprese. I settori economici di attività all’interno dei quali si concentra maggiormente la presenza di cooperative sono le costruzioni e cooperative abitative (21%), i servizi professionali alle imprese (18,8%), i servizi alla persona (17%), il settore agricolo (12,5%) ed il settore dei trasporti e comunicazioni (10%).

    Tabella 1

     

    Distribuzione settoriale imprese - Valori assoluti e incidenza percentuale

    Settore Economico

    Imprese cooperative

    Valore %

    Agricoltura

    8.834

    12,5%

    Pesca

    907

    1,3%

    Industria in senso stretto

    6.072

    8,6%

    Costruzioni e coop.abitative

    14.755

    21%

    Commercio ingrosso e dettaglio

    4.411

    6,3%

    Alberghi e ristoranti

    1.522

    2,2%

    Trasporti, magazzinaggio, comunicazioni

    7.034

    10%

    Intermediazione monetaria e finanziaria

    1.239

    1,8%

    Servizi alle imprese e informatica

    11.938

    17%

    Servizi sociali

    4.879

    6,9%

    Istruzione e sanità

    7.092

    10,1%

    Altri n.c.a.

    1.714

    2,4%

    Totale

    70.397

    100%

    Fonte: Elaborazione Istituto Tagliacarne su dati Registro delle Imprese

    Analizzando, poi, la distribuzione regionale delle imprese (Tabella 2), emerge una forte presenza della cooperazione nel Sud Italia con una percentuale del 47,2% sul totale.

    Sono la Campania e la Sicilia ad avere il maggior numero di imprese cooperative rappresentando circa il 27% delle cooperative presenti in Italia. I dati esplicitati confermano il peso della forma cooperativa in tali aree, una presenza evidenziata anche dalla rilevanza della cooperazione sul totale delle imprese attive nelle due regioni considerate: 2,1% per la Campania e 2,4% per la Sicilia, mentre per le regioni centro settentrionali questa percentuale raggiunge solo nel caso della Lombardia l’1,4%, risultando inferiore per le altre regioni ad esclusione della Valle d'Aosta (1,58%).

    Quindi se al Nord e al centro il rapporto tra le cooperative e il totale delle imprese attive raggiunge circa l’1%, nel Sud tale quota raddoppia (1,9%) con un forte contributo, in particolare, della componente isolana (2,2%).

    Tabella 2

     

    Distribuzione territoriale delle cooperative attive e del totale imprese attive per regione

     

    Regioni

    Imprese cooperative (A)

    Valore %

    Totale imprese attive (B)

    Valore %

    Rapporto % A/B

    Abruzzo

    1.491

    2,12%

    131.079

    2,56%

    1,14%

    Basilicata

    1.119

    1,59%

    55.944

    1,09%

    2,00%

    Calabria

    2.375

    3,37%

    154.430

    3,02%

    1,54%

    Campania

    9.330

    13,25%

    456.281

    8,91%

    2,04%

    Emilia Romagna

    4.794

    6,81%

    425.225

    8,31%

    1,13%

    Friuli Venezia Giulia

    1.046

    1,49%

    102.456

    2,00%

    1,02%

    Lazio

    4.846

    6,88%

    362.806

    7,09%

    1,34%

    Liguria

    1.453

    2,06%

    138.805

    2,71%

    1,05%

    Lombardia

    10.921

    15,51%

    798.400

    15,60%

    1,37%

    Marche

    1.492

    2,12%

    158.393

    3,09%

    0,94%

    Molise

    469

    0,67%

    33.331

    0,65%

    1,41%

    Piemonte

    3.281

    4,66%

    411.217

    8,03%

    0,80%

    Puglia

    6.290

    8,94%

    344.152

    6,72%

    1,83%

    Sardegna

    2.571

    3,65%

    147.423

    2,88%

    1,74%

    Sicilia

    9.526

    13,53%

    391.015

    7,64%

    2,44%

    Toscana

    3.720

    5,28%

    354.202

    6,92%

    1,05%

    Trentino Alto Adige

    1.253

    1,78%

    101.490

    1,98%

    1,23%

    Umbria

    871

    1,24%

    82.211

    1,61%

    1,06%

    Valle d'Aosta

    201

    0,29%

    12.760

    0,25%

    1,58%

    Veneto

    3.348

    4,76%

    456.878

    8,93%

    0,73%

    Totale

    70.397

    100%

    5.118.498

    100%

    1,38%

    Fonte: Dati Registro Imprese

     

     

    Tabella 3

     

    Distribuzione per settore del totale imprese attive con ripartizione territoriale

     

    <_div align=center>

    TOTALE IMPRESE

    Settore Primario

    Settore Secondario

    Settore Terziario

    Nord Ovest

    15,3

    30,1

    28,7

    Nord Est

    23,1

    23,1

    19,8

    Centro

    16,4

    19,4

    19,2

    Sud

    45,1

    27,4

    32,3

    ITALIA

    100

    100

    100

     

    Fonte: Dati Registro Imprese

     

    Tabella 4

    Distribuzione per settore delle cooperative attive con ripartizione territoriale

     

    <_div align=center>

    COOPERATIVE

    Settore Primario

    Settore Secondario

    Settore Terziario

    Nord Ovest

    11,5

    18,9

    28,2

    Nord Est

    15,1

    19,1

    12,7

    Centro

    13,5

    13,1

    17,9

    Sud

    59,9

    48,9

    41,3

    ITALIA

    100

    100

    100

     

    Fonte: Dati Registro Imprese

     

     

    La Tabella 4, infine, evidenzia come nel Sud la cooperazione nel settore primario, con il 59,9% e in quello secondario, con il 48,9%, superi le relative quote nazionali, rispettivamente del 45,1% e del 27,4% (Tabella 3). Al Nord Ovest e al Centro le cooperative presentano un rapporto inverso, orientandosi maggiormente verso il terziario, che in tali zone rappresenta il settore con la maggiore concentrazione di dette imprese.

    Se si considera il peso della cooperazione, a livello di singolo settore di attività, sul totale imprese, si rileva l’elevata incidenza di alcune attività economiche sulla media nazionale e regionale. In particolare, da un’analisi Unioncamere[5][1], emerge l’elevata rilevanza delle cooperative della pesca sul totale delle aziende della piscicoltura 7,9% a livello nazionale, ma con punte elevate in Umbria, dove tale percentuale raggiunge il 44,4%, in Calabria (26,4%), in Campania (33%) e in Sardegna (25,4%).

    Anche per il settore delle costruzioni la forma cooperativa ha una forte impatto nelle regioni del Sud, particolarmente in Campania (6,2% a fronte di una media italiana del 2%), Sicilia (5%) e Puglia (4.6%). Complessivamente le cooperative sono circa 1.4% delle imprese attive registrate in Italia, ma raggiungono in settori come la Sanità e l’istruzione livelli vicini al 18%, rappresentando una tipologia giuridica molto diffusa, a differenza del commercio (dove la componente cooperativa è solo dello 0,3%) e del settore alberghiero e della ristorazione (0,6%).

    In pratica, come sostiene da anni l’Unci e come sottolinea anche il II Rapporto Unioncamere-Istituto Tagliacarne[6][2], tali dati evidenziano come la cooperazione, non perseguendo finalità legate al solo profitto, agisca in funzione anticlica, essendo maggiormente presente in aree geografiche e in settori caratterizzati da un’economia imprenditoriale in fase di stagnazione, contribuendo, in tal modo, alla crescita dei livelli occupazionali e fornendo un contributo determinante allo sviluppo del Paese.

    <_div>


    <_div id=ftn1>

    [7][1] II Rapporto sulle cooperative, pubblicato il 23 marzo 2006, con dati riferiti al 31/12/2005

    <_div id=ftn2>

    [8][2] Dal II Rapporto Unioncamere – Istituto Tagliacarne sulle Imprese Cooperative, a pag. 5 nel capitolo 1.1, “Lo scenario di Riferimento”, paragrafo 1.1.1. “Alcune indicazioni di sintesi sulle performance delle cooperative” si legge <<(…) si parla di funzione anticiclica della cooperazione poiché essa interviene laddove vi sia assenza di lavoro e di una vera economia imprenditoriale: quando il sistema economico è fermo o in fase di stagnazione, c’è il sistema cooperativo che lo sostituisce nei potenziali economici inespressi e che fornisce al Pil il contributo determinante per il suo sviluppo.>>

    Previsioni occupazionali delle imprese cooperative

                La domanda di capitale umano da parte del mondo imprenditoriale e in particolare dal sistema cooperativo, mostra un trend positivo, nonostante il periodo di congiuntura sfavorevole caratterizzato da una bassa crescita del Pil.

                I dati forniti dall’indagine Excelsior[9][1] mettono in evidenza una crescita dell’occupazione per l’anno 2006. Dalla Tabella 5 risulta che le imprese cooperative intendono investire in risorse umane, infatti le previsioni di assunzione[10][2] indicano la creazione entro l’anno di 80.410 nuovi posti di lavoro,con un saldo positivo tra le nuove assunzioni (Entrate) e le Uscite pari a 10.590 e un tasso di entrata, che esprime il rapporto tra i nuovi lavoratori dell’anno e lo stock dei dipendenti ad inizio periodo, pari al 9,7 %.

                Analizzando i singoli settori di attività, si prevedono saldi positivi tra entrate e uscite sia nel settore industriale sia in quello dei servizi, rispettivamente dell’1% e dell’1,3%. Nel settore delle costruzioni si registra un saldo positivo del 2,3%, mentre in quello dei servizi si evidenzia l’importanza del ramo Sanità che con 18.890 nuove assunzioni contro 15.450 uscite registra un saldo positivo pari a 3.450 con una variazione positiva del 2,3%.

    Il comparto settoriale in cui si prevede una riduzione dell’occupazione è quello delle industrie alimentari e delle bevande, infatti con 1.270 entrate e 1.450 uscite presenta un saldo negativo pari a 180 unità e una variazione pari a -0,7%.

    Tabella 5

     

    Movimenti e tassi occupazionali previsti dalle imprese cooperative nel 2006 per settore di attività

     

    SETTORE

    Movimenti previsti nel 2006 *

    Tassi previsti nel 2006

    Entrate

    Uscite

    Saldo

    Entrate

    Uscite

    Saldo

    INDUSTRIA

    7.440

    6.420

    1.010

    7,2

    6,2

    1

    Industria in senso stretto

    3.480

    3.380

    100

    5,4

    5,3

    0,2

    Industrie alimentari, delle bevande

    1.270

    1.450

    -180

    5,1

    5,8

    -0,7

    Industrie tessili, dell'abbigliamento

    410

    400

    10

    6,7

    6,5

    0,2

    Industrie del legno e del mobile

    280

    230

    60

    5,7

    4,5

    1,2

    Industrie della carta, della stampa

    230

    180

    50

    5,6

    4,3

    1,3

    Industrie della gomma e delle materie

    110

    90

    20

    5,1

    4,3

    0,8

    Industrie dei minerali non metalliferi

    150

    110

    40

    4,1

    3

    1,1

    Industrie dei metalli

    510

    500

    10

    6,6

    6,4

    0,2

    Industrie meccaniche e dei mezzi

    260

    240

    20

    5,1

    4,8

    0,3

    Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali

    130

    90

    40

    4

    2,8

    1,2

    Altre industrie

    140

    100

    30

    6,1

    4,6

    1,5

    COSTRUZIONI

    3.950

    3.040

    910

    10

    7,7

    2,3

    SERVIZI

    72.970

    63.390

    9.580

    10

    8,7

    1,3

    Commercio al dettaglio e all'ingrosso

    6.580

    6.070

    510

    8,8

    8,1

    0,7

    Mense, ristorazione, alberghi e serv.

    6.080

    5.280

    800

    17,4

    15,1

    2,3

    Trasporti e attività postali

    12.800

    11.380

    1.420

    8,3

    7,3

    0,9

    Informatica, TLC e servizi avanzati

    4.360

    3.620

    740

    9,5

    7,9

    1,6

    Credito, assicurazioni e servizi finanziari

    2.870

    1.850

    1.010

    4,2

    2,7

    1,5

    Servizi operativi alle imprese e alle persone

    15.370

    15.030

    340

    10,2

    10

    0,2

    Istruzione e servizi formativi privati

    1.340

    1.160

    180

    10,8

    9,4

    1,5

    Sanità, servizi sanitari privati e assistenza

    18.890

    15.450

    3.450

    12,6

    10,3

    2,3

    Altri servizi alle persone

    4.680

    3.560

    1.130

    13,3

    10,1

    3,2

    TOTALE

    80.410

    69.820

    10.590

    9,7

    8,4

    1,3

    *Valori assoluti arrotondati alle decine

    Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2006

               

    La Tabella 6 analizza la previsione occupazionale delle imprese cooperative relativamente alla ripartizione territoriale. Si evidenzia come la zona nord-orientale sia quella in cui si prevedano un numero maggiore di assunzioni, pari a 26.080 che rapportate a 22.760 uscite conducono ad un saldo positivo pari a 3.310 unità. Il maggior saldo fra tasso di entrata[11][3] e tasso di uscita, pari all’1,7%, si riscontra nel Mezzogiorno e nelle isole. Fanalino di coda con 16.580 entrate e 15.240 uscite è il Centro Italia che presenta un saldo fra entrate e uscite pari a 1.340 e un saldo fra tasso di entrata[12][4] e quello di uscita pari allo 0,8%.

     

    Tabella 6

     

    Movimenti e tassi occupazionali previsti dalle imprese cooperative nel 2006 per ripartizione territoriale

     

    RIPARTIZIONE TERRITORIALE

    Movimenti previsti nel 2006*

    Tassi previsti nel 2006

    Entrate

    Uscite

    Saldo

    Entrate

    Uscite

    Saldo

    Nord Ovest

    23.540

    20.360

    3.180

    9,8

    8,5

    1,3

    Nord Est

    26.080

    22.760

    3.310

    10,1

    8,8

    1,3

    Centro

    16.580

    15.240

    1.340

    9,5

    8,8

    0,8

    Sud e Isole

    14.210

    11.450

    2.760

    9

    7,2

    1,7

    ITALIA

    80.410

    69.810

    10.590

    9,7

    8,4

    1,3

    *Valori assoluti arrotondati alle decine

    Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2006

                La Tabella 7 analizza la previsione occupazionale delle imprese cooperative distinguendo quest’ultime in base alla classe dimensionale, ossia al numero dei dipendenti. I dati mostrano come le imprese di piccole dimensioni (da 1 a 9 dipendenti) presentino una maggiore crescita occupazionale con un saldo fra nuove assunzioni (13.370) e uscite (8.960) pari a 4.410 ed una variazione positiva tra tasso di entrata e tasso di uscita pari al 5,9%. Questo evidenzia il ruolo propulsivo che tali imprese danno alla crescita occupazionale in Italia. Le cooperative di grandi dimensioni (250 dipendenti e oltre), mostrano un saldo attivo tra entrate e uscite, pari a 2.700 unità, con una previsione di 38.270 nuove assunzioni e 35.580 uscite. Le cooperative con un numero di dipendenti compreso fra 50 e 249 evidenziano una minor crescita occupazionale con un saldo fra tasso di entrata e tasso di uscita pari allo 0,3%.

     

    Tabella 7

     

    Movimenti e tassi occupazionali previsti dalle imprese cooperative nel 2006 per classe dimensionale

     

    CLASSE DIMENSIONALE

    Movimenti previsti nel 2006*

    Tassi previsti nel 2006

    Entrate

    Uscite

    Saldo

    Entrate

    Uscite

    Saldo

    1-9 dipendenti

    13.370

    8.960

    4.410

    17,9

    12

    5,9

    10-49 dipendenti

    10.980

    8.220

    2.760

    5,7

    4,3

    1,4

    50-249 dipendenti

    17.780

    17.060

    720

    6,9

    6,6

    0,3

    250 dipendenti e oltre

    38.270

    35.580

    2.700

    12,6

    11,7

    0,9

    TOTALE

    80.400

    69.820

    10.590

    9,7

    8,4

    1,3

    *Valori assoluti arrotondati alle decine

    Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2006

                Le prossime tabelle analizzano l’occupazione nelle imprese cooperative focalizzando l’attenzione sul tipo di contratto di assunzione stipulato con i dipendenti, distinguendo i contratti a tempo indeterminato, tempo determinato, apprendistati, contratti di inserimento e altre tipologie di contratti.

    La Tabella 8evidenzia che il 54% delle 80.410 assunzioni totali previste, saranno stipulate con contratti a tempo indeterminato, il 40% con contratti a tempo determinato e solo per il restante 6% delle assunzioni saranno utilizzate altre tipologie di contratto di lavoro, denotando come il settore cooperativo prediliga maggiormente le forme di lavoro “stabili”.

    Analizzando i singoli settori di attività emerge che nel settore delle Costruzioni il contratto a tempo indeterminato è utilizzato nel 66,2% dei casi, seguono i settori dell’industria e dei servizi con circa il 54% delle assunzioni a tempo indeterminato.

    In assoluto il maggior numero di lavoratori a tempo indeterminato, con una percentuale del 71,6%, si registra nell’attività dei trasporti, mentre l'utilizzo di lavoratori a tempo determinato è previsto maggiormente nell'industria in senso stretto e in quella alimentare, nel commercio al dettaglio e all’ingrosso e nella ristorazione.

     

    Tabella 8

     

    Assunzioni previste dalle imprese cooperative per il 2006 per settore di attività

    SETTORE

    TOTALE ASSUNZIONI 2005*

    Tempo indeterminato

    Tempo determinato

    Apprendi-stato

    Contratto di inserimento

    Altri contratti

    INDUSTRIA

    7.440

    54,6

    35,8

    8,8

    0,6

    0,2

    Industria in senso stretto

    3.480

    41,5

    47,3

    10,1

    0

    0,4

    Industrie alimentari, delle bevande

    1.270

    36,7

    54,9

    7,9

    0,2

    0,3

    Industrie tessili, dell'abbigliamento

    410

    47

    41,4

    11,2

    0

    0,5

    Industrie del legno e del mobile

    280

    45,8

    36,6

    11,6

    5,3

    0,7

    Industrie della carta, della stampa

    230

    49,6

    32,9

    16,7

    0,9

    0

    Industrie della gomma e delle materie

    110

    43,9

    47,7

    7,5

    0

    0,9

    Industrie dei minerali non metalliferi

    150

    48

    45,3

    6,8

    0

    0

    Industrie dei metalli

    510

    39,3

    49,7

    10,1

    0,6

    0,4

    Industrie meccaniche e dei mezzi

    260

    38

    47,1

    14,1

    0,4

    0,4

    Industrie elettriche, elettroniche, ottiche e medicali

    130

    51,6

    33,3

    13,5

    0,8

    0,8

    Altre industrie

    140

    44,4

    46,7

    8,9

    0

    0

    COSTRUZIONI

    3.950

    66,2

    25,7

    7,5

    0,5

    0,1

    SERVIZI

    72.970

    54

    40,2

    3,6

    0,8

    1,4

    Commercio al dettaglio e all'ingrosso

    6.580

    25,6

    60

    11,4

    2,2

    0,8

    Mense, ristorazione, alberghi e serv.

    6.080

    50,5

    46,5

    2,1

    0,7

    0,2

    Trasporti e attività postali

    12.800

    71,6

    25,5

    1,7

    0,6

    0,7

    Informatica, TLC e servizi avanzati

    4.360

    64

    28,9

    5,1

    0,8

    1,2

    Credito, assicurazioni e servizi finanziari

    2.870

    47,4

    30,7

    13,4

    6,4

    2,1

    Servizi operativi alle imprese e alle persone

    15.370

    66,4

    30,8

    1,4

    0,3

    1,1

    Istruzione e servizi formativi privati

    1.340

    35,4

    61,3

    3,1

    0,1

    0

    Sanità, servizi sanitari privati e assistenza

    18.890

    48

    50,8

    0,5

    0,2

    0,5

    Altri servizi alle persone

    4.680

    33,5

    42,4

    12,9

    0,4

    10,9

    TOTALE

    80.410

    54

    39,8

    4,1

    0,8

    1,3

    *Valori assoluti arrotondati alle decine

    Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2006

    Si analizzano, di seguito, le diverse tipologie contrattuali utilizzate dalle imprese cooperative distinguendo quest’ultime in base alla localizzazione territoriale.

    La Tabella 9 mostra come questa distribuzione sia piuttosto uniforme sul territorio nazionale. Per quanto riguarda le assunzioni a tempo indeterminato nell’area Nord Ovest rappresentano il 58% dei casi, nel Nord Estil53,4%, nel mezzogiorno il 55.3%, mentre nel Centro Italia tale percentuale si abbassa al 48,3%. Questa regione, infatti, presenta la percentuale più alta di contratti a tempo determinato (46,3%), circa il 10% in più rispetto alle altre zone d’Italia.

    Il contratto di apprendistato risulta maggiormente usato nel Sud con una percentuale del 5,8%, meno nel Nord-Ovest con il 3,2%. Le altre tipologie contrattuali assumono carattere residuale.

    Tabella 9

     

    Assunzioni previste dalle imprese cooperative per il 2006 per ripartizione territoriale

    RIPARTIZIONE TERRITORIALE

    TOTALE ASSUNZIONI 2005*

    Tempo indeterminato

    Tempo determinato

    Apprendistato

    Contratto di inserimento

    Altri contratti

    Nord Ovest

    23.540

    58

    37,4

    3,2

    0,7

    0,8

    Nord Est

    26.080

    53,4

    39

    4

    0,9

    2,6

    Centro

    16.580

    48,3

    46,3

    4

    0,5

    0,9

    Sud e Isole

    14.210

    55,3

    37,5

    5,8

    1

    0,4

    ITALIA

    80.410

    54

    39,8

    4,1

    0,8

    1,3

    *Valori assoluti arrotondati alle decine

    Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2006

                La Tabella 10 analizza le forme contrattuali previste distinguendo le imprese cooperative in base alla classe dimensionale. Anche in questo caso risultano distribuite in maniera omogenea. La percentuale più alta dei contratti a tempo indeterminato riguarda le cooperative con 250 dipendenti e oltre, con il 57,6%, quelle di piccole dimensioni (massimo 9 dipendenti) seguono con il 53%. E’ interessante notare, come queste ultime imprese presentino la più alta percentuale, pari all’11,7%, di assunzioni attraverso il contratto di apprendistato e la più bassa percentuale, pari al 34%, di contratti a tempo determinato.

    Tabella 10

     

    Assunzioni previste dalle imprese cooperative per il 2006 per classe dimensionale

     

    CLASSE DIMENSIONALE

    TOTALE ASSUNZIONI 2005*

    Tempo indeterminato

    Tempo determinato

    Apprendistato

    Contratto di inserimento

    Altri contratti

    1-9 dipendenti

    13.370

    53

    34

    11,7

    0,8

    0,5

    10-49 dipendenti

    10.980

    46,6

    47,7

    4,5

    0,8

    0,4

    50-249 dipendenti

    17.780

    51,8

    44,5

    1,6

    0,6

    1,4

    250 dipendenti e oltre

    38.270

    57,6

    37,3

    2,5

    0,8

    1,8

    TOTALE

    80.410

    54

    39,8

    4,1